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Vittoria la città dei ragazzi: essere “speciali” insieme al tempo del Coronavirus

Coronavirus: tutti a casa! Come agire per favorire la comprensione della quarantena, dell’isolamento, dell’impossibilità di vedere l’operatore o l’amico e delle difficoltà di gestire un quotidiano straordinario, a chi, come i nostri ragazzi con neurodiversità del Centro Diurno di inclusione sociale e lavorativa, lotta già nel quotidiano ordinario?

Due giorni di epochè, di sospensione del mondo ordinario, e idea: online! Come gestire connessioni intasate, sovrapposizioni nei turni di parola e attività? I nostri ragazzi e le loro famiglie gestiscono ben altri carichi, noi ce la possiamo fare, questa la risposta: tutti connessi, tutte le mattine, per 2 ore di attività!

E allora diventa bellissimo vedere Antonello, 23 anni, puntare i piedi sulla pedana della sedia a rotelle (su cui è costretto da sempre) sollevarsi e fare ginnastica dolce con i suoi compagni connessi, con il fratello che lo aiuta a disegnare dei cerchi in aria con le braccia, per gli esercizi di respirazione. Stupendo ammirare Flavio, 22 anni, abituato a comunicare quasi unicamente con le note della tastiera che suona, cucinare con il fratello chef alle spalle. Maria, 24 anni, pronuncia telegraficamente timide parole sottovoce, nel suo trottolare afinalistico per il mondo, ma legge, tutto d’un fiato, l’intero testo di “Volare” sullo schermo condiviso e poi canticchia. Giovanni, 26 anni, soffre di epilessia, si sperimenta cuoco nella cucina di casa. Danilo 38 anni, sembra vivere in un mondo proprio, con un tempo e uno spazio delicati, altro rispetto al mondo condiviso, ma regala sorrisi, saluti e balla. Antonio, 26 anni, una sindrome tra migliaia di nuovi nati, vivace, ipercinetico, attenzione volatile, solare, aspetta con ansia e trepidazione la connessione ogni mattina, sorride e resta concentrato, agganciato allo schermo connesso e condiviso per 2 ore di fila, incredibile! Gaia, 34 anni, vive in un mondo di voci e di visioni, eppure non molla lo schermo connesso e condiviso con i suoi amici, qualche breve pausa, ma torna sempre, a volte per regalare perle di un altro mondo.

Questi sono solo alcuni esempi dei nostri ragazzi con neurodiversità. Li abbiamo raggiunti, con la forza del desiderio e della tecnologia, nelle loro case, con l’aiuto prezioso dei loro familiari. La nostra è una piccola equipe di 3 operatori per un totale di 18 ragazzi (distribuiti all’incirca in una media di 12 utenti al giorno) e che al tempo del COVID-19 inevitabilmente aumentano, ma per fortuna aumentano anche le risorse di altri operatori, tirocinanti e volontari che rendono il Terzo Settore un “polmone” del nostro bellissimo e controverso Paese.

Con le educatrici abbiamo aggiornato in pochi giorni il nostro programma di inclusione per renderlo fruibile a distanza. Gli obiettivi? Sempre quelli: imparare a stare con gli altri e imparare a lavorare. Questo diventano l’inclusione lavorativa e sociale, raccontati ai ragazzi! E poi: stare in relazione, condividere, riallacciare un dialogo interrotto, semplicemente esserci-l’uno-per-l’altro. Ma come realizzarli online? Trovata una piattaforma, provvidenzialmente, l’abbiamo studiata e abbiamo preparato le attività in 24 ore: incontro e condivisione divisi in gruppi; potenziamento cognitivo (orientamento, memoria, ragionamento, problem solving, calcolo, linguaggio, etc.) attraverso il racconto di Storie; ginnastica dolce e ballo per esprimerci e muoverci; musica ascoltata, cantata, suonata e studiata; e poi in fin dei conti siamo a casa e allora approfittiamone per cucinare insieme e per migliorare le nostre autonomie; e ancora, artigianato e mascherine fatte in case (per ora) e lavoro sulle autonomie personali e l’orientamento lavorativo.

La nostra Organizzazione di Volontariato ha un nome lunghissimo che rispecchia la lungimiranza (letteralmente il “guardare lontano”) della nostra presidente, Anna Bergami: ODV La città dei ragazzi Vittoria ETS. Sì, perché il progetto più ambizioso (tra i tanti), è quello di avviare una vera e propria cittadella inclusiva, “Vittoria”. Un progetto che diventa sempre più concreto e che da pochi mesi è condiviso con le “Nuove comunità di solidarietà” sostenute dal Prof. Stefano Zamagni (autorità di riferimento per il Terzo Settore). Purtroppo, le nostre città non possono ancora essere considerate realmente inclusive, per tale ragione diventa determinate l’apertura di cittadelle apripista, ambienti vitali eco ed ego-compatibili che pongano al centro la Persona nel suo essere-nel-mondo. Per partire dalle relazioni con il nostro prossimo, nelle reti a maglie strette e ravvicinate di un piccolo centro, e pian piano contagiare le relazioni remote, delle reti a maglie larghissime delle nostre grandi città contemporanee, dove la presenza dell’altro non è più così prossima. Contagiare l’altro non con il Nuovo Coronavirus, ma con le vecchie virtù umane.

Questo è un momento difficile anche per l’intero Terzo Settore, un vero polmone della nostra Italia, dicevo, che coinvolge oltre 800.000 dipendenti (Fonte Istat, 2018), poco considerato dagli ultimi provvedimenti straordinari del governo, eppure sempre vitale e determinante per il tessuto sociale italiano. Nonostante tutto, proprio in questo momento la nostra ODV sceglie di stare al fianco, virtuale eppure reale, dei nostri ragazzi e rilancia un’altra grande proposta: una Fattoria di attività occupazionali per persone con Autismo e Neurodiversità (di seguito in foto, lavori in corso e progetto).

La Convenzione del 2018 con la ASL di Pescara, che ha creduto e sostenuto il Progetto “Centro Diurno”, con il suo Dipartimento di Salute Mentale e l’innovativo Servizio di Inclusione Giovani Adulti con Disabilità neuropsichica (SIGAD), ci ha permesso di moltiplicare il nostro impegno e la nostra rete sociale, con l’appoggio determinante anche dell’Ambito Distrettuale Sociale 17 “Montagna pescarese”. Questa rete si è arricchita di volontari, soci, collaboratori e tirocinanti; così il nonno di una studentessa tirocinante, ha deciso di donare il suo casolare per i nostri progetti. La famiglia Di Domizio, in quella casa, lì tra i colli abruzzesi scavati dal fiume Pescara, ci ha passato gli anni della Seconda guerra mondiale, quell’abitazione e la sua campagna hanno ospitato e salvato persone in fuga, nascondendole ai nazisti dentro fossi scavati sotto teli ricoperti di letame. Ora, quel casolare è un cantiere, donato per ridare vita e per assumere la forma di un sogno per altri ragazzi. Al momento, però, un sogno iniziato, ma interrotto. Bloccato dalla mancanza di fondi. Per questo abbiamo attivato una campagna di Crownfounding (https://www.gofundme.com/f/fattori-per-persone-con-autismo-e-neurodiversita) proprio il 2 aprile 2020, nella Giornata mondiale per la consapevolezza sull’Autismo.

E allora, quale miglior buona notizia di questa: un gruppo di ragazzi con neurodiversità, combattenti quotidiani per adattarsi alle sfide di un mondo complicato, che con la propria lotta ispirano il nostro desiderio di arrivare a loro, noi operatori del Terzo Settore, uomini e donne strampalati come tutti nella loro umanità, seppur convinti della loro professionalità, che al tempo del Coronavirus restano in uno spazio ed un tempo connessi e uniti con i loro ragazzi speciali.

Gustiamo e assaporiamo la gioia del familiare che sorride e cucina con il figlio, che canta e balla con la figlia. Impariamo da Laura, 26 anni, che ha lottato per sopravvivere fin dalla culla e non dovrebbe neppure essere in piedi sulle proprie gambe, eppure saltella su un piede mentre canta “Volare”. Continuiamo ad ammirare Maura, 35 anni, che ci mostra orgogliosa e sorridendo la sua camera da letto. Aspettiamo Giacomo, 23 anni, per vedere se si connette o se questa notte la sua epilessia lo ha scosso troppo, ma poi prepara ugualmente la nostra ricetta con la madre, perché con noi non ha potuto farlo. E ancora Fabio, 20 anni, interrogato tutti i giorni sulla propria data di nascita, per ricordare almeno da dove e da quando partire, mentre canta come un tenore il suo pezzo preferito.

Effettivamente, la grande buona notizia silenziosa di ogni giorno è la vita di questi ragazzi che dona anche senza saperlo e a noi spetta almeno il compito di raccontarlo.

Francavilla al mare, 27 marzo 2020

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