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Continuare a vivere a Rancitelli: una scelta orgogliosa

Dopo i numerosissimi episodi di delinquenza e degrado nel mio quartiere, che sono sotto gli occhi di tutti ogni giorno, ho iniziato a pensare a un comitato di quartiere come luogo positivo di confronto tra i residenti e tutti quelli che frequentano la zona per poter fare delle proposte serie e utili alla vita comunitaria, è finito il tempo dei proclami elettorali dei politici non accompagnati da fatti.

Dove regna la disillusione si può solo mettere le mani in pasta e iniziare a lavorare.

Con l’aiuto di Don Massimiliano ho iniziato a distribuire volantini casa per casa per invitare i residenti e abbiamo iniziato ad incontrarci per capire cosa manca nel nostro quartiere e come vorremmo vederlo tra vent’anni.

Don Massimiliano parla sempre di presenza del male ma anche di assenza del bene. Ho potuto notare che c’è del bene del mio quartiere, quindi bisognava lavorare, intanto, su quello.

Ho notato in questi mesi l’assenza di una rete tra gli “attori” del quartiere ed è venuta fuori l’idea di ridare vita a un tavolo di lavoro con scuole del quartiere, università, associazioni del terzo settore che lavorano qui e altre associazioni per lavorare insieme a progetti di breve e lungo periodo.

Penso che quello che sta accadendo sia pazzesco, mettere insieme chi ha a cuore il bene comune per lavorare insieme oggi è una cosa impensabile perché il mondo ci dice il contrario.

Le istituzioni e la politica vogliono farci credere che non c’è possibilità di fare nulla per un quartiere come il mio ma io, forse per la mia giovane età, non ci credo, io in questi mesi ho incontrato delle persone che a titolo volontario hanno iniziato a lavorare, si sono messi insieme, ho incontrato persone animate dal mio stesso desiderio di bene, dalla mia stessa speranza, dal desiderio di lavorare per la costruzione del bene comune che per me vuol dire fare quello che stiamo facendo noi, nessun proclama ma fatti.

Lavorare per il bene comune vuol dire alzarsi la mattina stanchi dopo una settimana di lavoro e andare a pulire il parco, il prof. Rovigatti e i suoi alunni che riprogettano il nostro quartiere lavorano per il bene comune, gli amici della Caritas che tutte le settimane vanno al parco dell’infanzia dove non c’è nulla per far giocare i bambini stanno lavorando per il bene comune, le associazioni che si occupano degli anziani e dei disabili del quartiere stanno lavorando per il bene comune.

Tanti Io che si mettono al lavoro.

Credo che tutto questo lavoro sia partito solo dall’osservazione della realtà e dal desiderio di dare il mio contributo al mondo.

Davanti al mio quartiere o si rimane indifferenti o si rimane colpiti dalla condizione di disagio e degrado in cui si vive e allora necessariamente deve scattare qualcosa.

Il cambiamento allora può passare solo da un Io che si mette all’opera e piano piano coinvolge altri Io. Non servono battaglie o denunce sociali, bisogna solo mettersi in movimento.

 

Francesca Di Credico

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