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I fiori della periferia

Tra l’erba alta, tra i sacchetti dei rifiuti urbani, non visti e magari calpestati, nascono i fiori della periferia. Sono fiori semplici, poveri, senza alcun fascino apparente, non nascono in campi coltivati, in serre riscaldate, non adornano le vetrine dei fioristi eppure non cessano di proporsi agli occhi di chi percorre le vie di un mondo che ha sostituito quello che un tempo veniva definito, da Pierpaolo Pasolini, del sottoproletariato, quello delle borgate, dove prosperano la violenza, il sopruso e tutto ciò che ne deriva.

Quando ci si accorge di questi fiori è come scoprire il cuore, pieno di desiderio e palpitante di una umanità ferita che spera. Si spera, fragile e potente virtù descritta in modo insuperabile da Charles Peguy, che anche tra quelle strade, tra quelle case, tra i rifiuti e la violenza possa rinascere un uomo nuovo, un cittadino nuovo pronto a costruire il suo pezzo di bene comune.

Chi sono per noi questi fiori e dove li vediamo?  Sono uomini e donne impegnati nelle strade della città, riuniti in associazioni di volontariato, in gruppi spontanei di cittadini, in comitati, più o meno organizzati, gruppi ecclesiali e sportivi, insegnanti, docenti e tutte quelle persone che desiderano vivere in un luogo più vero, più giusto più bello e quindi più umano e che si mettono insieme ad altri per costruire.

Ma la periferia di cui parliamo non è solo quella urbana, collocata tra queste strade ma, per quanto sembri paradossale, anche in altre zone della città, comprese quelle più ricche, dove vivono persone disoccupate, emarginate, sole, disperate e così via. Noi, insieme a tutti quelli che vogliono farlo, siamo alla ricerca di questi “fiori” per indicarli a tutti perché siamo convinti che ciò che impegna l’uomo nella costruzione di un mondo più umano, quindi più capace di rispondere alle esigenze di una vita all’altezza del desiderio di felicità dell’uomo, sia ancora poco conosciuto nella sua crudezza e verità. Troppo spesso questi fiori vengono scambiati con il buonismo, il sentimentalismo a buon mercato e la carità pelosa ma non è così, sono persone che lottano e soffrono, che danno la loro vita, sono i nuovi partigiani dell’umano e ci auguriamo che tanti vogliano, come possono, sostenerli ed aiutarli nel loro impegno quotidiano, ognuno dal suo posto nella società: noi ci siamo e a tal proposito  abbiamo iniziato un lavoro partendo dai “fiori” del quartiere “Rancitelli” con le associazioni del tavolo della ludoteca.

Casto Di Bonaventura

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